A S(r)agionar di guerra
di e con Jacopo Maria Bicocchi e Mattia Fabris
scene e costumi Graziella Pepe
produzione ATIR
con il sostegno di NEXT – laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo – edizione 2025/2026
A (S)ragionar di guerra nasce da una domanda semplice: come si parla oggi di pace senza cadere nella retorica o nel rumore dell’attualità? Abbiamo iniziato a lavorarci nel 2018, anno del centenario della fine della prima guerra mondiale. Approfondendo testimonianze e materiali di quel conflitto, ci siamo accorti che quella guerra, apparentemente lontana e “museale”, continua in realtà a parlarci della natura dell’uomo, della politica, del male… e del bene. Da lì siamo andati oltre. Abbiamo iniziato a ragionare sulla guerra in generale. Ci siamo accorti che le guerre, tutte, pur cambiando forme, tecnologie e scenari geopolitici, sono composte dagli stessi ingredienti. Cambiano le armi, cambiano le strategie, ma i vissuti, le conseguenze sull’animo umano e le storie delle persone coinvolte non sono poi così diverse.
Da questa intuizione nasce A (S)ragionar di guerra: un percorso che, a partire dalla prima guerra mondiale, arriva fino alla testimonianza di un pilota di droni statunitense che, seduto davanti a un monitor in Texas, controlla attacchi aerei dall’altra parte del globo. Il tutto attraversando le parole di
Emilio Lussu, Erich Maria Remarque, Gino Strada, Rodari, Gaber, Bruce Springsteen, David Foster Wallace e altri.
Non è uno spettacolo storico. Non è una ricostruzione. È un piccolo viaggio dentro al tema della guerra per provare a mettere a fuoco, per contrasto, ciò che chiamiamo pace.
Forse, in definitiva, A (S)ragionar di guerra non è altro che un modo per dire, a volte sottovoce e a volte con forza, il nostro “no” alla guerra. Semplice, quasi banale. Ma crediamo che, per non dimenticarlo, sia necessario continuare a dirlo.
NOTE DI REGIA
«Era il 2018 quando abbiamo cominciato a lavorare su A (S)ragionar di guerra. L’anno del centenario della fine della prima guerra mondiale. Una guerra che ci siamo ormai dimenticati, passata in cavalleria, quasi fosse una cosa ormai da museo, quasi non avesse più nulla da dirci. Con un sapore di archeologia più che di storia.
In realtà, dopo aver visionato e letto svariati materiali sulla prima guerra mondiale siamo rimasti così colpiti, direi quasi turbati, da quei racconti e da quelle testimonianze che abbiamo capito che quella guerra, così diversa per modalità tempi e forme dalle guerre attuali, ci può insegnare ancora molto sulla natura dell’uomo, la natura della politica, sul male…e sul bene. Ma non ci siamo fermati lì. Lo studio e il contatto con la materia della prima guerra mondiale ci ha portato, in modo imprevedibile, ma in effetti più che logico, a ragionare sulla guerra in generale. Ad accorgerci che le guerre, tutte, sono composte dagli stessi ingredienti. Che sebbene le modalità e le forme della violenza cambino con il procedere delle epoche, dell’evoluzione tecnologica, della forma geopolitica del mondo, in realtà i vissuti, le conseguenze sull’animo umano e le “storie” delle persone che hanno vissuto una guerra non sono poi così diverse. Come dire: la guerra, per quanto terribile, violenta e dolorosa sia, forse proprio per questo, parla dell’uomo, della sua natura più intima, svelandone alcune verità profonde valide in ogni epoca storica, contesto sociale e appartenenza politica.
Da questa intuizione semplice, quasi banale, nasce A (S)ragionar di guerra.»
Jacopo Maria Bicocchi e Mattia Fabris



