ALDILA’ DI TUTTO 

 

 

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di e con Valentina Picello e Chiara Stoppa | drammaturgia Carlo Guasconi | supervisione Arturo Cirillo | assistente alla regia Lorenzo Ponte | scene e costumi Eleonora Rossi | disegno luci Alessandro Verazzi
produzione ATIR Teatro Ringhiera in collaborazione con TeatroLaCucina con il sostegno di NEXT 2018

“Come è già accaduto con la compagnia “Eco di fondo” per lo spettacolo La sirenetta, anche in questo lavoro di Chiara Stoppa e Valentina Picello – che non sono una compagnia ma un duo di fatto per antica e appassionata amicizia e comune sentire teatrale – ho deciso di portare il mio sguardo un po’ da esterno all’interno del loro laboratorio creativo. Anche qui non si parte da un testo ma insieme all’attore e drammaturgo Carlo Guasconi il copione si costruisce giorno per giorno, prova per prova, facendo raccontare, recitare, cantare, esprimersi Chiara e Valentina. Se questo modo di creare un spettacolo mi è nuovo e piuttosto ignoto e anche per questo mi incuriosisce, quello che invece non mi è nuovo per nulla è il tema di questo lavoro. La morte a teatro, la coesistenza dei vivi e dei morti, il morire e il dover rialzarsi perché è tutto per finta e domani si ricomincia, tutto questo mi risuona. Come anche il chiedersi dove si va, se si va, in qualche luogo o in qualche tempo, dopo morti; come i vivi pensano ai morti e come forse i morti si occupano dei vivi. Sentire discutere Chiara e Valentina su le morti, anche le loro, mi porta inesorabilmente a pensare alle mie, a quelli che non ci sono più, a quanto è prezioso e delicato esserci e soprattutto a quanto il teatro ci salva, portandoci fuori delle ferree leggi della natura e della Storia. Per lasciarci lì dove tutto esiste per un istante e per sempre, perché finita una storia la si può sempre riraccontare, o raccontarne di nuove, in un eterno e poi, e poi…..”
Arturo Cirillo

Chiara Stoppa, nel 2010, dopo una lunga malattia, esordisce in teatro con il suo monologo Il Ritratto della Salute, scritto con Mattia Fabris, spettacolo apparentemente sul tema del tumore ma che in realtà affronta la difficile questione delle scelte che si fanno nella propria vita.
Dopo questo felice primo lavoro personale, Chiara decide di affrontare un tema ancora più complesso: la morte e l’accompagnamento verso di essa. Per questo secondo capitolo, la scelta drammaturgica verte su un dialogo e Chiara individua subito come sua interlocutrice Valentina Picello, sua amica e collega da vent’anni. Le unisce un’affinità artistica ma soprattutto la condivisione di momenti di vita fra cui un viaggio on the road in Croazia nel 2014 durante il quale tutto ciò che capita loro le porta inevitabilmente ad uno scontro/riflessione su vita, morte e miracoli che possono accadere.

Il luogo in cui approdano è la stessa isola in cui l’anno prima Chiara ha accompagnato la sua amica Giovanna per un’ultima vacanza. Giovanna è malata. Giovanna ha trentaquattro anni. Giovanna morirà dopo un mese. Dopo questa vacanza, Giovanna regala a Chiara la sua ultima settimana di vita in ospedale, in cui raccoglie pensieri ed emozioni, riflessioni e contraddizioni. L’estate dopo, con Valentina, sulla stessa isola, si trasforma nella possibilità di rivivere spazi, rapporti e pensieri con un tempo nuovo, non calcolabile, non identificabile ma solo attraversabile.

Che cos’è questo tempo? Non coincide con nulla, è in mezzo, è quello che c’è in mezzo. Il concetto della vita e della morte vanno scissi. I due limiti del segmento A e B sono nascita e morte, non vita e morte. Quello che ci sta in mezzo, gli infiniti punti C, sono le possibilità che le due attrici vogliono raccontare.

 

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