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La Molli. Divertimento alle spalle di Joyce

ATIR

di Gabriele Vacis e Arianna Scommegna | regia di Gabriele Vacis | con Arianna Scommegna | produzione ATIR Teatro Ringhiera

PRESENTAZIONERASSEGNA STAMPATRAILER
Sono confidenze sussurrate, confessioni bisbigliate quelle della Molli. Punto di partenza dal quale Gabriele Vacis, regista, e Arianna Scommegna, attrice, prendono le mosse è il monologo di Molly Bloom che conclude l’Ulisse di Joyce. Il personaggio di Molli viene calato in una quotidianità dalle sonorità milanesi, traslando il testo in una trama di riferimenti culturali, storie e canzoni che hanno il sapore del nostro tempo. Arianna Scommegna è sola sul palcoscenico, seduta al centro della scena; il suo monologo intenso, irrefrenabile, senza punteggiatura, senza fiato, è stretto tra una sedia, un bicchiere poggiato a terra e una manciata di fazzoletti ad assorbire i liquidi tutti, sacri e profani, di un vita di solitudine e insoddisfazione, come una partitura incompiuta. Il fiume di parole è lo stesso flusso di coscienza del personaggio di Joyce che riempie una notte insonne di pensieri e bugie, mentre aspetta il ritorno a casa del marito, Leopold, come la Molli aspetta Poldi. L’attrice, in bilico tra il romanzo e la vita, ripercorre la propria esistenza di poco amore, infinite attese, occasioni mancate, dal primo bacio a un rosario di amanti da sgranare per mettere a tacere il vuoto, dal dolore di un figlio perduto fino a un finale ‘sì’ pronunciato comunque in favore della vita, dell’amore da una donna mai piegata alla rassegnazione. Le note dolenti si stemperano sempre nell’ironia e in una levità che tutto salva; il testo gioca sempre, costantemente, con il doppio registro denunciato fin dal sottotitolo, Divertimento alle spalle di Joyce. Frammenti di vita raccontati in modo ora scanzonato ora disperato, storie di carne e sangue, vita che scorre come lacrime, che si strozza in un grido o si scioglie in una risata.

Una Penelope dei nostri giorni traboccante di desiderio. E senza troppi eroismi.[…] “La Molli” milanese è una donna insonne, in perpetua tensione tra una comicità venata di malizia e la disperazione di chi attende, sommersa dai ricordi, senza sapere cosa succederà.
Ricorda ad alta voce – e tra le righe – oscillando tra riso e lacrime, di come sia stato difficile stare sola. Fa un resoconto drammatico, dei suoi tradimenti, delle sue scappatelle, dei suoi rapporti segreti. E della sua, non dichiarata ma evidente solitudine, passata a contare i rintocchi delle campane per sapere che ora è.
Barbara Rizzo, La provincia

Senza punti e virgole, come nel testo originale. In modo confidenziale, torrenziale come un “rubinetto dei pensieri” che viene aperto sul pubblico […] Il lavoro della Scommegna abilmente diretta da Gabriele Vacis mette in vetrina tutte le capacità dell’attrice. […] La recitazione è tanto abilmente costruita da parere spontanea, come se la Scommegna si trovasse a far quattro chiacchere in salotto tra gli amici
Paolo Redaelli, La provincia

 La metafora del fiume in piena è quantomai adatta a descrivere il flusso di coscienza di questo personaggio che si serve per gran parte delle parole di James Joyce: non solo per iil loro carattere impetuoso, ma anche per il fatto che, inestricabilmente mescolati, trascinano con sé momenti di commozione e di abiezione, tutti però immersi in una sicura e travolgente corrente principale, quella del sesso.
Cultura e Dintorni

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