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Arrusi


di Gabriele Scotti
regia di Omar Nedjari
scene Maria Spazzi
costumi Ilaria Strozzi
luci Roberta Faiolo
con Marika Pensa, Simone Tudda e Sandra Zoccolan
musiche originali e drammaturgia musicale Giulia Bertasi
produzione ATIR
in collaborazione con Teatro Prova

 

ARRUSI 2.0

 

PRESENTAZIONERASSEGNA STAMPATRAILER

C’è una storia poco raccontata, se non addirittura ignorata: quella degli omosessuali che, durante il Fascismo, vengono confinati in isole di detenzione in nome della purezza della razza e del costume. A Catania in particolare, nel solco delle leggi razziali, nel 1939 il questore Molina ordina retate di uomini e ragazzi della città, li incarcera, li sottopone a interrogatorio, li condanna al confino e li spedisce alle isole Tremiti, dove sconteranno una pena di cinque anni, lontano da tutto. C’è poi una storia che conosciamo poco, perché non è una nostra storia: quella degli omosessuali che, sotto il Franchismo in Spagna, vengono sottoposti a rieducazione forzata come da legge di Pericolosità Sociale del 1970, secondo la quale l’omosessualità deve essere curata in centri dedicati, tutti all’interno di specifiche carceri, come quelli di Carabanchel a Madrid o di Badajoz in Estremadura. Ci sono infine le storie di oggi, che una conclusione non l’hanno ancora avuta, come quella della procura di Padova che, nella primavera del 2023, ha impugnato gli atti di nascita di 33 bambini nati da coppie omogenitoriali composte da due madri. Queste vicende realmente accadute ispirano le storie che si incontrano in questo spettacolo, quelle di Francesco, un giovane di Catania confinato alle Tremiti nel 1939, Amparo, madre di Valencia che denuncia il figlio alle forze dell’ordine nel 1970, Aurelia, donna italiana di oggi che rischia di perdere la genitorialità del figlio in un momento per lei molto delicato.

Tre storie di omosessualità da inizio Novecento ad oggi, di diritti negati, cancellati, di ingiustizie subite, tre storie che corrono parallele pur lontane nel tempo e che, in qualche modo, si toccano, in un gioco di rimandi e coincidenze. Facendo tesoro di testimonianze e documenti – lettere, giornali, rapporti – Arrusi è l’avvincente, epico racconto di pagine di storia dimenticate o poco raccontate in cui si mescolano diversità, lotta per la libertà e Grande Storia.

NOTE DI REGIA
La forte impressione, in questo momento storico, è quella di oscillare fra due opposte condizioni: da una parte l’idea di vivere in una delle epoche più libere della storia dell’umanità, dove ognuno può finalmente esprimere sé stesso senza temere di essere punito, quantomeno dallo stato democratico, dall’altra l’inquietante consapevolezza che diritti acquisiti da chi ci ha preceduto e ha lottato per ottenerli possano di colpo essere cancellati.
Le tre storie che compongono Arrusi, muovendosi su tre diversi piani temporali, ci ricordano come la conquista di un diritto sia dura e faticosa e la sua possibile perdita rapida e terribile.
In scena tre personaggi semplici che si sono trovati a fare i conti con la Storia, chi subendo le scelte di governi che hanno deciso di negare il diritto alla loro minoranza, come Francesco e Aurelia, chi invece appoggiando quelle scelte e credendo che fossero la soluzione giusta, come Amparo. Le loro storie si intrecciano sulla scena in un fluire dinamico e incalzante, fatto di rimandi e continue trasformazioni.
L’interpretazione dei tre attori evoca madri, figli, gente del popolo, carcerieri e aguzzini, dando voce al dramma così come al sorriso che pur sempre, tenace, si annida in ogni tragedia.
La cornice sonora di grande impatto emotivo, nata in prova ad opera della musicista Giulia Bertasi assieme alla voce di Marika Pensa, è un gioco di contaminazioni fra canzoni passate ri-arrangiate in chiave contemporanea e musiche originali.
Lo spazio creato da Maria Spazzi condensa, in un luogo concreto e astratto allo stesso tempo, gli elementi simbolici delle tre storie, mostrando come il passato e il presente si riguardino più di quanto a volte ci appare.
Per uno spettacolo che intende fare memoria, avvincere, commuovere.
Omar Nedjari

Pagina in allestimento.

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