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mercoledì 27 Febbraio 2019

Le allegre comari di Windsor

Categoria Evento:
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LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
di William Shakespeare | adattamento Edoardo Erba | regia Serena Sinigaglia | con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa, Virginia Zini, Giulia Bertasi | scene Federica Pellati
 | costumi Katarina Vukcevic | consulente musicale Federica Falasconi | assistente alla regia Giada Ulivi | coproduzione Fondazione Teatro di Napoli/Teatro Bellini e ATIR Teatro Ringhiera

La scrittura di Edoardo Erba e la regia di Serena Sinigaglia riadattano, tagliano e montano con ironia Le allegre comari di Windsor, innestando brani, suonati e cantati dal vivo dal Falstaff di Verdi. In scena solo la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly, che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti ma molto presenti: mariti, amanti, e, soprattutto, il più grande, non solo per stazza, Falstaff. Da lui tutto comincia e con lui tutto finisce. Le lettere d’amore che il Cavaliere invia identiche alle signore Page e Ford sono lo stimolo per trasformare il solito barboso e very british pomeriggio di tè in uno scatenato gioco dell’immaginazione, del desiderio, del divertimento. “Punire” quel porco di Falstaff, che osa far loro esplicite richieste d’amore, diventa il grimaldello per sentirsi ancora vive. Senza Falstaff, non ci sarebbe divertimento o sfogo per le signore Page e Ford, che, come le Desperate Housewives, sono donne di mezza età, borghesi, annoiate e un pizzico bigotte, con routine consolidate, mariti assenti e desideri sopiti. «Per la sua ostentata dissolutezza in Falstaff si possono scorgere dei tratti di Don Giovanni e respirare aria buona di libertà; nella sua evidente ‘decadenza’ si rispecchia quanto di più umano e disarmato si possa concepire», ci racconta Serena Sinigaglia, la quale ha voluto in scena anche una fisarmonicista che, oltre a suonare dal vivo le note di Verdi, interpreta Fenton, il grande amore di Anne, «un ruolo “en travesti” – prosegue la regista – come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario!)».

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