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POTEVO ESSERE IO

di Renata Ciaravino
con Arianna Scommegna
supervisione registica Serena Sinigaglia
set Maria Spazzi
video e scelte musicali Elvio Longato
luci Carlo Compare
produzione ATIR spettacolo vincitore bando NeXtwork 2013

-DSF0965

PRESENTAZIONERASSEGNA STAMPATRAILER

Uno spettacolo dedicato ai bambini che siamo stati e che non smetteremo mai più di essere, uno spettacolo dedicato a chi è sopravvissuto all’infanzia e della cui sacralità ha saputo ben poco.
“Potevo essere io” è il racconto di una bambina e un bambino che diventano grandi partendo dallo stesso cortile. Due partenze, stessi presupposti. Ma finali diversi. E in mezzo la vita.
Chi racconta, Arianna Scommegna, è quella bambina: che cerca di capire insieme allo spettatore, cosa sono state queste due storie, perché e come, e se si sono veramente differenziate, o sono state solo due modi di vivere lo stesso sconcerto.
“Potevo essere io” racconta una storia ma non è uno spettacolo di narrazione pura. Perché in scena ci sono anche quelle persone-personaggi che hanno attraversato la vita dei due protagonisti: un allenatore di kick boxing, una stella emergente del pop croato, un regista di film porno, una merciaia di Casal di Principe, una cartomante del quartiere di Niguarda… “Potevo essere io” racconta tutto questo cercando la lievità, la commedia che irrompe nella tragedia. Un allestimento scarno, le parole, pochi oggetti: il minimo indispensabile per una frontalità assunta, senza mediazioni. Una sola concessione: affianco alle parole ci saranno alcuni video, perché certe immagini evocano e insieme aiutano a non mentire. Non proiezioni a tutto schermo però, ma un accompagnamento intimo, su supporti leggeri. Il bambino che siamo stati è lì sgranato in super 8, mentre guarda distese di finestre dal nono piano di un palazzo senza balconi e una voce dice: “Girati, stiamo girando il filmino.
Sorridi!”.

“Arianna Scommegna si conferma grandissima attrice, capace di muoversi tra i fili della drammaturgia con la disinvoltura di chi, oltre ad aver fatto proprio il personaggio, sa di potersi affidare ad una tecnica potente e personalissima, mai affettata o egocentrica; esposta, sì, ma per semplice e giusta consapevolezza dei propri mezzi.
Proprio questa compenetrazione profonda fra testo e interprete è l’indubbio punto di forza di “Potevo essere io”: la regia, che sceglie una frontalità narrativa semplice e diretta, si concentra sul costruire una sequenza di quadri semi-indipendenti, seguendo la scansione biografica del monologo.”

Klpteatro.it

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