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32″.16 trentadue secondi e sedici

ATIR

regia di Serena Sinigaglia | drammaturgia di Michele Santeramo | con Tindaro Granata, Valentina Picello, Chiara Stoppa | scene e costumi Stefano Zullo | colonna sonora Silvia Laureti | luci Sarah Chiarcos | video Elvio Longato | assistenti alla regia Enrico Baraldi, Mila Boeri, Giulia Sarah Gibbon, Martina Testa | Assistenti scene e costumi Marianna Cavallotti, Arianna Summo, Eleonora Peronetti, Martina Dimastromatteo | foto di Serena Serrani | produzione ATIR Teatro Ringhiera |  in collaborazione con NABA – Nuova Accademia di Belle Arti | con il sostegno di NEXT 2015

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PRESENTAZIONERASSEGNA STAMPATRAILER
“Ho incrociato la storia di Samia Yusuf Omar. Una giovane donna somala che ha partecipato alle olimpiadi a Pechino nel 2008, avrebbe voluto partecipare a quelle di Londra nel 2012, è morta vicino Lampedusa.
Mi è sembrata subito esemplare di una serie di speranze comuni, di un tempo quotidiano nel quale viviamo, dell’attualità ma anche di qualcosa di ancestrale che è il desiderio di vivere una vita migliore.
Ho cominciato a raccontare la sua storia ma mi sono accorto che il mio sguardo sarebbe stato parziale. E poi in Italia la storia di Samia è già stata raccontata sia in un romanzo sia in televisione. Non era questo dunque l’obiettivo che questo testo doveva porsi. L’obiettivo non doveva essere solo il racconto di quella storia.
Era, e l’ho capito durante un percorso faticoso e il più possibile onesto, far diventare quella storia uno specchio, che ci mostrasse cosa siamo diventati noi.
D’altro canto, è stato ancora una volta Eduardo a indicarmi la strada: bisogna mettere in scena personaggi tra cui lo spettatore possa riconoscersi.
Per me, il senso di scrivere questa storia non è solo raccontare una vicenda legata all’immigrazione. È provare a capire cosa facciamo noi mentre il mediterraneo si riempie di occhi aperti, cosa siamo diventati, ciascuno sulla sua isola a decidere, purtroppo, non soltanto della propria vita.
Così, Samia è ridiventata preziosa per me, che ho potuto chiedermi cosa sia diventato io nel tempo del suo viaggio, nel tempo di tutti questi viaggi che ormai somigliano a semplici notizie con le quali riempire tempo e pagine.
La domanda è stata: noi che cataloghiamo le vite di chi muore in statistiche e flussi, noi, cosa siamo diventati?
Questo mi ha raccontato Samia, mentre mi accostavo in punta di piedi alla sua memoria, a lei, al suo tempo: 32 secondi e 16.
Ne è venuto fuori un atto unico in tre capitoli, che con la preziosa e costante collaborazione di Serena, mi ha mostrato aspetti, paure e desideri che prima non conoscevo.”
Michele Santeramo

“Uno spettacolo intenso e profondo, che non osserva Samia con gli occhi lacrimevoli della pietà, ma le restituisce lo sguardo proprio volgendolo su di noi, obbligandoci a guardarci allo specchio e a dirci che «tra lei e noi abbiamo scelto noi». Lo facciamo tutti. Lo facciamo ogni giorno.”
teatro.persinsala.it

“Uno spettacolo ricco, articolato, che pur nel  suo essere vistosamente spaccato in due riesce in un compito oggi raro e difficile: sorprendere.
Si tratta di una pièce che allontana con forza e intelligenza il rischio del teatro sociale di questi tempi: il didascalismo ormai imperante.”
Artapartofculture – 26 novembre 2016

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