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L’Arte della Gioia

reading teatrale dal romanzo di Goliarda Sapienza edito da Giulio Enaudi Editore
con Sandra Zoccolan
alla fisarmonica Guido Baldoni
scene di Marianna Cavallotti/realizzazione di Marianna Guarnone, Giuliano Ghirimoldi, Cheng Li e Marianna Cavallotti
con la supervisione di Maria Spazzi
ph Serena Serrani

PRESENTAZIONERASSEGNA STAMPATRAILER

Ho conosciuto Modesta due anni fa, e ne ho bevuto e mangiato le parole. E’ stata un’esperienza concreta, fisica e mentale, che mi ha spinto a voler condividere fortemente la vita di questa donna meravigliosa e unica. Nel leggere “ L’arte della gioia” ho respirato la libertà come atto artistico, come pratica quotidiana creativa dell’ascolto di sé e dei propri desideri. Ho respirato l’urgenza e la volontà fatte quasi impulso animale e volte ad esaudire il desiderio di gioia e di piacere, e nello stesso tempo l’intelligenza lucida, non etichettabile, non in opposizione a schemi e regole, ma autonoma e per questo ancor più libera e aperta. Tutto è finalizzato alla passione di confrontarsi con gli altri e così ampliare il proprio orizzonte. Mai porsi limiti, sempre andare oltre. E senza imporre ad altri:

«C’è un limite preciso nell’aiutare gli altri. Oltre quel limite, a molti invisibile, non c’è che la volontà di imporre il proprio modo d’essere».

La vita di Modesta, nata in una famiglia poverissima in Sicilia nei primi anni del Novecento fino ad arrivare all’età matura, dopo la seconda guerra mondiale, risulta così un’avventura piena e profonda, una sperimentazione di “ogni passo di quella passeggiata che chiamiamo vita. Liberi di osservare, di studiare, di guardare dalla finestra, di spiare fra quel bosco di palazzi ogni luce che dal mare si insinua fra le imposte…”.

Non è stato facile scegliere i brani da proporre nel reading teatrale e ridurre questo romanzo ad un’ora. Più volte ho dovuto rinunciare con grande dispiacere a pagine bellissime e significative, o a tematiche quali il rapporto con i figli o con la politica. Alla fine è rimasto il filone erotico e sensuale e gli incontri sentimentali che Modesta ha vissuto, espressione trasparente del suo approccio alla vita ( “L’amore non è un miracolo, è un’arte, un mestiere, un esercizio della mente e dei sensi come un altro. Come suonare uno strumento, ballare, costruire un tavolo.”). Mi sono interrogata anche, non essendo siciliana, come rendere i dialoghi dei vari personaggi, e ho scelto di evocarne la provenienza caratterizzandone lievemente la voce, e lasciando invece la narrazione di Modesta, in prima e terza persona, ad una dizione priva di inflessioni, più universale, e più emotiva.Al finale lirico, ho voluto accostare una canzone in dialetto siciliano, “Strade parallele”, scritta da Giuni Russo, una canzone che parla d’amore e nello stesso tempo del godimento della propria solitudine. 


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